Da leggere: Il grande libro dei Pooh – Andrea Pedrinelli

Chi mi conosce da un po’ sa che ho alle spalle una pluriennale carriera da fan di un gruppo che ha fatto la storia della musica: i Pooh. E se, per motivi anagrafici, la maggior parte della loro vita musicale l’ho potuta conoscere solamente a posteriori, c’è però un bel periodo della mia esistenza legato a doppio filo a ciascuno di loro.

Negli anni ho letto di tutto, comprese le cose più assurde, ho rintracciato e ascoltato persino i brani più introvabili – probabilmente sarei stata una concorrente perfetta per Lascia o raddoppia –, ho viaggiato per andare ad ascoltarli (anche se non quanto avrei voluto). Li ho incontrati, conosciuti, abbracciati, anche in momenti difficilissimi.

Non lo dico per tirarmela, ma tra i ricordi migliori che ho conservato nella mia memoria ci sono quegli sguardi, a volte anche semplici strette di mano, capaci di valere molto più di mille parole, ricevuti dal palco o sopra alle spalle della gente che li attorniava un po’ ovunque. Probabilmente ho sprecato tante occasioni, ma la mia scelta è sempre stata quella di rimanere, il più delle volte, rispettosamente un passo indietro.

Certo, dopo il cinquantennale – e quel Capodanno 2016 condiviso con le mie compagne di viaggio e di concerto in un hotel di Casalecchio di Reno – i legami si sono un po’ allentati.

La vita mi ha portata su strade diverse, ma tutto sommato è vero che esistono nodi che, una volta stretti, sono difficili da sciogliere anche se le corde vengono abbandonate a loro stesse.

Prova ne è la risposta a una richiesta che mi è arrivata pochi mesi fa, all’improvviso: “Andrea sta cercando qualcuno che risponda ad alcune domande per il libro sui Pooh che sta scrivendo: ci staresti?”. Andrea è Andrea Pedrinelli: giornalista, critico musicale e autore di svariate biografie di artisti con cui ci siamo sfiorati qualche volta in occasioni, ovviamente, poohike.

Ho risposto a due domande, curiosa di sapere come sarebbero state impiegate quelle mie pochissime parole, ma non mi sarei mai aspettata di veder comparire il mio nome non solo all’interno del libro, bensì anche nei ringraziamenti, insieme a quelli di altre persone decisamente più eccellenti di me in questo ambito.

Un grazie per così poco. Sarà che non ci sono abituata e che io, grazie, l’ho sempre detto e scritto (non so più quante volte ormai) ai Pooh. Insomma, questa parola impressa sulla carta ora mi ha fatta entrare ufficialmente in una storia lunga più di cinquant’anni e non posso che esserne orgogliosa, sebbene il mio contributo sia stato realmente infinitesimale.

Ma perché Il grande libro dei Pooh andrebbe letto anche da chi i Pooh non li conosce per niente o da chi li collega giusto alla follia di Paolo Bitta che, in Camera Cafè, raggiunge note vicine agli ultrasuoni per cantare Piccola Katy di fronte alla macchinetta del caffè?

Perché chi vuole far musica oggi, così come qualsiasi altro lavoro, potrebbe capire dalla loro lunga e non semplice esperienza quanto sacrificio, quanta abnegazione, quanta forza di volontà occorra per prendere decisioni importanti, salire sui treni giusti o saperne scendere quando non ci si riesce più a stare, continuare a viaggiare in modi nuovi, se è necessario. Senza mai perdere la propria identità, anzi, facendola crescere ed evolvere portandola sempre un passo più in là con la giusta dose di consapevolezza e istinto insieme. Un insegnamento che mi è rimasto impresso dentro.

Dagli anni ’60 al 2016 i Pooh sono stati tutto questo, decennio dopo decennio. Valerio Negrini, Roby Facchinetti, Dodi Battaglia, Riccardo Fogli, Red Canzian e Stefano D’Orazio sono stati quelli che nel 1973 hanno cantato di una relazione tra due donne e nel 1976 hanno dedicato un brano all’omosessualità. Hanno trattato non solo di amore, ma anche di temi sociali importanti come il femminismo e l’ambiente, storia contemporanea o leggende del passato, sfiorando la vita a tutto tondo e donando al proprio pubblico parole e note in cui ritrovarsi e rileggersi.

Un percorso artistico forse troppo bistrattato e misconosciuto che invece meriterebbe di venire approfondito in una maniera tale da far comprendere che i grandi tesori musicali non sono solamente quelli che battono bandiera britannica o statunitense, ma che anche in casa nostra abbiamo avuto un gruppo che ha saputo raggiungere livelli elevati sia nella qualità dei testi che in quella delle composizioni.

Ecco, in queste 300 pagine si può trovare tutto ciò, raccontato grazie a un lavoro meticolosamente curato e portato avanti in questi ultimi anni con l’appoggio degli stessi Pooh, a partire D’Orazio – che da un anno ha raggiunto Negrini là dove non possiamo più vederli – che ad Andrea Pedrinelli ha detto “Tu non puoi scrivere la storia dei Pooh. Tu devi farlo. E farlo così”.

Il grande libro dei Pooh è ricco di immagini inedite e look che oggi si potrebbero definire decisamente improbabili, focus dedicati a brani, strumenti, tournée, album e side-projetcs, al loro modo di lavorare. Ogni cosa è raccontata con uno stile equilibrato e scorrevole fatto di narrazioni a cui si integrano interventi in prima persona dei diretti interessati e dei loro collaboratori più stretti.

Pagina dopo pagina ci ho ritrovato i Pooh che ho conosciuto e ho scoperto i Pooh che non conoscevo. Dunque, alla fine, un grazie lo devo dire ancora una volta io.

Il grande libro dei Pooh – Andrea Pedrinelli (Mondadori Electa)

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