Appena sveglio, Filippo corse a guardare il calendario appeso alla parete della sua stanza: un bel cerchio rosso circondava il 20 dicembre, il giorno del suo compleanno, e le “X” sui giorni precedenti erano terminate: i suoi undici anni erano arrivati.
Si precipitò in cucina ancora in pigiama, desideroso di scoprire quale regalo lo attendesse e trovo entrambi i suoi genitori lì, che lo aspettavano. Qualche bacio e un paio di carezze, una tiratina di orecchie per contare gli anni da festeggiare, e poi gli porsero insieme una busta rossa, fino a poco prima appesa con una mollettina all’albero di Natale acceso in un angolo del salotto.
Filippo fece una smorfia e guardò i suoi: «Ma qui non c’è un libro!». «Apri», gli risposero mamma e papà con un sorriso sornione.
Dentro alla busta c’era un buono con cui avrebbe potuto acquistare ben tre libri. E non in un posto qualunque, ma in quella libreria aperta da poco più di un anno tra le montagne, non lontano da casa, dove sognava di andare da molti mesi.
«Dai, vèstiti: oggi niente scuola per te e niente lavoro per noi. Si va in gita!», gli disse suo padre. Filippo non se lo fece ripetere due volte e, con il sorriso sulle labbra e gli occhi che gli brillavano, schizzò a prepararsi.

Lorenzo, il giovane proprietario della libreria, controllava che tutto fosse in ordine, sbirciando ogni tanto dalle finestre per vedere se la famiglia che lo aveva contattato qualche settimana fa fosse in arrivo. Aveva acconsentito a questa richiesta particolare di Maura e Pietro di regalare al figlio una giornata in esclusiva tra i suoi libri senza il bisogno di pensarci troppo.
“È così raro trovare dei bambini a cui interessi di più un libro dello smartphone, non posso non accettare”, si era detto di fronte al messaggio che aveva ricevuto.
Fuori c’era ancora la neve caduta qualche giorno prima, che conferiva a quel luogo un’atmosfera ancora più magica, specialmente ora che mancava davvero poco a Natale. Le imposte rosse della baita spiccavano in quella mattinata tersa, mentre le cime delle montagne circostanti si specchiavano nei vetri decorati con adesivi a forma di fiocco di neve. Si potevano trascorrere ore e ore, sulla panca in legno sotto al davanzale, a guardare fuori e a immaginare mille storie diverse.
Si riscosse da questi pensieri quando vide un’auto fermarsi nel parcheggio poco distante. Andò a rintuzzare la legna nel camino e attese.
«Piano, Filippo, potresti scivolare!», gli grido sua madre, ma Filippo era già sulla soglia della baita. Non stava più nella pelle e bussò forte alla porta.
«Benarrivato! E buon compleanno!», gli disse Lorenzo, accogliendolo con calore. Fece largo al bambino e ai genitori nel salottino allestito con diversi scaffali colmi di volumi, così come un paio di tavoli e i davanzali delle finestre. Il fuoco scoppiettava e, su un ciocco di legno accanto a una poltrona di pelle piuttosto vecchia ma ancora ben conservata, erano stati posati un piatto con dei biscotti e una tazza di cioccolata fumante: «È tutto per te», disse rivolto a Filippo, «prenditi il tuo tempo per scegliere i tre libri da portare a casa».
Filippo non sapeva da dove iniziare, anche se aveva più o meno un’idea di cosa cercare: voleva trovare qualche classico per ragazzi di cui aveva sentito parlare a scuola, ma che non aveva avuto modo di leggere fino a quel momento, nonostante avesse divorato quasi tutti i libri della biblioteca di classe in poco più di due mesi di lezioni.
Dopo almeno un’ora di ricerche, era riuscito a individuare “Il giornalino di Gian Burrasca”, “Il piccolo lord” e “Robinson Crusoe”. Con i tre libri fra le braccia si rivolse a Lorenzo: «Posso leggere un po’? Vorrei iniziarne uno». «Certo», gli rispose lui, «mettiti dove vuoi».
Scelse il libricino di Vamba, prese i biscotti e la tazza di cioccolata e si accoccolò sulla panca accanto alle finestrelle squadrate. Guardando fuori si accorse che il cielo era diventato nuvoloso, con le nubi che iniziavano ad abbassarsi e a coprire le creste dei monti, e si immerse subito nella lettura con una concentrazione che stupì persino i suoi, abituati a vederlo leggere sin da quando aveva sei anni e doveva ancora iniziare le elementari. I due confabulavano davanti a uno scaffale dedicato ai libri di poesie cercando di decidere quale raccolta di versi aggiungere alla loro collezione.
Non passò molto tempo e udirono Filippo esclamare «Nevica!». E, davvero, dalle finestre si vedevano grossi fiocchi bianchi scendere dal cielo. Maura e Pietro si accostarono al figlio, incantato dal paesaggio che iniziava a mutare mentre si imbiancava piano piano: «Dobbiamo andare, tesoro, o rischieremo di rimanere bloccati per strada se continua a nevicare così».
«Torneremo presto, però, non è così?», chiese lui con voce accorata. Si strinse i suoi libri al petto e ringraziò Lorenzo per i dolcetti e la cioccolata. «Quando sarò grande verrò qui ad aiutarti. Un po’ leggerò e un po’ consiglierò alle persone cosa leggere», sentenziò con espressione seria.
«E io e questa libreria saremo qui ad aspettarti, Filippo».

Questo racconto è liberamente ispirato alla Libreria Alpe Colle, di cui avevo già scritto qui su questo blog. Per me è un posto speciale, non solo perché assomiglia molto a uno dei miei “sogni nel cassetto”, ma anche perché ha ospitato (a sua insaputa) un appuntamento importante.