Libri da leggere | Top 5 del 2024

Ammetto subito il mio fallimento: non ho raggiunto quota 20 libri letti per la reading challenge di Goodreads del 2024 (anche se per poco). Ma ci riprovo quest’anno, confidando di sconfiggere il sonno che mi assale non appena apro un libro prima di dormire, a fine giornata.

Tra le pagine che più mi hanno colpita nell’anno appena terminato ci sono una nuova scoperta – Mario Rigoni Stern –, un paio di ben note presenze sui miei innumerevoli scaffali – Piero Chiara ed Elena Ferrante –, una storia reale e difficile come quella narrata da Susan Abulhawa e un autore con il quale sto pian piano cercando di avviare una relazione (letteraria, s’intende) come Italo Calvino.

Ecco qua i cinque libri più belli che ho letto nel 2024.

  • Ogni mattina a Jenin, Susan Abulhawa

A dare la misura del fatto che quanto sta accadendo nel Medio Oriente ha radici lontane c’è anche questo romanzo che prende il via dal 1948 e ci trasporta nella storia recente e dolorosa della Palestina attraverso lo sguardo della protagonista, Amal.

E appare chiaro, nel leggere queste pagine, come nulla, di fatto, sia cambiato. Anzi, a dolore si somma dolore; a rabbia si somma rabbia,

un furore che gli occidentali non possono capire.

  • Storia della bambina perduta, Elena Ferrante

Elena Ferrante è una certezza. Come è stato per i tre volumi precedenti, anche questa volta ho chiuso il cerchio di questa saga leggendolo quasi in contemporanea con la messa in onda della serie tv. Da una parte per non perdermi i dettagli, dall’altra per accertarmi che la storia riportata sullo schermo fosse accurata – spoiler (per chi non l’ha né visto né letto): lo è.

Lila e Lenù ormai adulte, le vicende del rione che continuano a influenzare l’esistenza anche di chi, come Elena, se ne allontana per poi farvi ritorno a causa di un amore che logora e lacera, l’amarezza e la durezza di una vita che dà poco e prende assai: le pagine di Ferrante piacciono – o non piacciono – forse proprio per questa immersione in una storia estremamente reale, che non edulcora i personaggi (anzi) e che mette a nudo fragilità e debolezze umane senza troppi sconti.

  • I giovedì della signora Giulia, Piero Chiara

Un Piero Chiara insolito nei panni del giallista, grazie a una lunga esperienza lavorativa nelle preture, regala ai lettori un breve romanzo che trascina dalla prima all’ultima pagina, con la voglia di scoprire perché la signora Giulia sia scomparsa all’improvviso, cosa le sia accaduto, se vi sia stato o meno un tradimento, e di chi.

In circa centocinquanta pagine si susseguono prove apparentemente schiaccianti che all’improvviso non lo sono più, indagini ricche di colpi di scena e rovesciamenti di situazione pressoché fino alle ultime righe, che chiudono la storia tratteggiando un finale quasi da western.

Poi, come due duellanti che si volgono le spalle e s’incamminano per prendere la distanza prescritta, si diressero, sempre con lo stesso passo, l’uno verso destra e l’altro verso sinistra.

  • Arboreto salvatico, Mario Rigoni Stern

Rigoni Stern è uno degli scrittori preferiti di I. e, per iniziare a conoscerlo (dato che ai tempi della scuola ne ho sentito parlare, ma non ho mai letto nulla di suo), ho scelto di partire da questo libricino, che mi ha attratto proprio per il suo titolo e per il breve esergo sulla copertina che lo definisce “Un libro semplice e antico che parla di quando gli uomini vivevano con la natura”.

Tra queste pagine l’autore sceglie venti alberi a lui cari e, mentre ne descrive le caratteristiche botaniche, le intreccia con aneddoti e ricordi personali, accenni di storia, letteratura o persino mitologia antica, per mostrare come il rapporto degli esseri umani con le piante sia presente da sempre. Anche se, nella nostra epoca, sembrerebbe essere meno vivo e meno votato alla cura…

Il sostantivo “arboreto” deriva dal tardo latino arboretum e la mia raccolta è un po’ un arboreto. Ma “salvatico”? L’aggettivo era usato nel Rinascimento per selvatico: due parole che messe insieme mi piacciono, anche se in contraddizione tra loro: selvatico è non coltivato, non domestico, ricoperto da selve, anche rozzo; ma c’è la vocale a al posto di una e, così tutto cambia: un salvatico che diventa salvifico, che conduce alla salvezza.

  • Gli amori difficili, Italo Calvino

Amori fatti di “non incontro”, di assenza. Difficili perché sempre sfiorati e mai raggiunti, per una serie di motivi diversi ma che ripetono tutti lo stesso schema.

Calvino, in queste tredici novelle che chiama “avventure” pur se di avventuroso, come lo intendiamo abitualmente, non hanno nulla, narra in fondo di silenzio. Un silenzio che è incomunicabilità, incapacità di sapersi incontrare per davvero, fino in fondo, dimensione quasi costitutiva dei rapporti umani. Forse ancora più visibile in un’epoca come la nostra, così frammentata nelle relazioni, in cui le parole finiscono per “restringersi” sempre di più lasciando ad altre forme il compito di comunicare emozioni, ma in modo ben più fallace e illusorio.

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