Da leggere: La sovrana lettrice – Alan Bennett

Prese il taccuino e annotò: «Non si mette la vita nei libri. La si trova».

Bastano una biblioteca circolante parcheggiata davanti alle cucine di Buckingham Palace e una deviazione imprevista dei cani a far scoprire alla regina il puro piacere della lettura e il potere della condivisione che «quegli strani oggetti che sono i libri» sanno ispirare.

“Galeotto”, oltre al proprietario del furgoncino ricolmo di volumi, è il giovane lavapiatti Norman, poi promosso da Sua Maestà stessa a “factotum letterario”, con l’obiettivo di consigliarle e procurarle nuovi testi da leggere uno di seguito all’altro.

Un’attività, quella della lettura, che in questo breve racconto del noto sceneggiatore (e attore) Alan Bennett diventa pressoché totalizzante e per nulla ben vista dall’entourage di corte – specialmente da Sir Kevin, il segretario privato – che prova in tutti i modi a porre un freno a questa nuova passione della sovrana.

Come? Dirottando pacchi di libri, requisendoli quando la regina non vede e fingendo di averli fatti brillare come un qualsiasi ordigno pericoloso – «Un libro è un ordigno per infiammare l’immaginazione» replica puntuale Sua Maestà – e arrivando persino a spedire il povero Norman all’università facendogli credere che fosse stata la regina stessa a non volerlo più fra i piedi. Oppure, al contrario, tentando di trovare un lato “pubblico” della faccenda, che la rendesse in qualche modo utile al Paese.

«Leggere vuol dire sottrarsi. Rendersi irreperibili. Sarebbe già diverso» disse Sir Kevin «se come passatempo fosse meno… egoistico».

«Egoistico?».

«Forse dovrei dire solipsistico».

[…] «Noi leggiamo per nostro piacere» disse la regina. «Non è un dovere pubblico».

«Forse dovrebbe esserlo» ribatté Sir Kevin.

«Gran faccia tosta» fu il commento del duca quella sera, quando la regina gli riferì l’accaduto.

In ogni caso, tutti tentativi dall’esito praticamente nullo, dato che Sua Maestà prosegue imperterrita a divorare volumi per colmare le sue lacune letterarie (non senza qualche rimpianto), iniziando anche ad appuntarsi i pensieri su alcuni taccuini perché «anche a ottant’anni, lei era una donna d’azione».

Comportamenti che la rendono sempre più distratta, addirittura ritardataria, ma, dall’altro lato, sempre più “temibile” per il primo ministro e altri politici, per il personale, i sudditi e persino per i familiari, ai quali riserva interrogazioni libresche a tradimento.

Ciò che comunque salta all’occhio fra le pagine è che la regina finisce per sentirsi sola anche in questo caso (The Crown vi dice nulla?), costretta a limitare alla sua sfera più personale una passione incompresa da chi le sta intorno.

Ma quella della sovrana lettrice è una solitudine che lei stessa, qui, riesce a rendere positiva, sfruttandola per indagare su di sé, dare un volto ai sentimenti e a un piacere di vivere un qualcosa come le persone comuni – «La letteratura è un commonwealth; le lettere sono una repubblica» – troppo spesso soffocato dal senso del dovere. Fino al colpo di scena finale. E geniale.

E sebbene questo volumetto sia di pura finzione, non riesco a non domandarmi come debba essere, anche da questo punto di vista, la vera Elisabetta II. Se davvero non ci sia quasi spazio, nelle sue giornate, per leggere un libro davanti a una tazza di tè o se nasconda davvero da qualche parte un taccuino in cui racchiude i suoi pensieri.

Lo stile leggero e ironico di Alan Bennett sembra adattarsi perfettamente a quel british humor e a una certa sagacia di cui anche Sua Maestà pare essere realmente dotata. Tanto da dare l’impressione di trovarsi all’interno di una storia se non vera, comunque piuttosto plausibile.

Di certo il tema della lettura (e della letteratura) che viene così brillantemente affrontato dall’autore con questa protagonista d’eccezione è un fil rouge che, in nemmeno cento pagine e dietro ai sorrisi divertiti che punteggiano lo scorrere della narrazione, sa rivelarsi un’interessante fonte di riflessioni.

Perché leggere appare ancora oggi (nonostante il grande impulso giunto anche dai social network) un’attività “per pochi”, se non quasi elitaria, che fa arricciare il naso al Sir Kevin di turno. E, nello stesso tempo, sembra spesso svilita da pubblicazioni o modi di relazionarsi con questa materia che tutto fanno meno che mostrare ciò che un libro è veramente, quali porte inaspettate può spalancare e in che modo.

I libri non sono un passatempo. Parlano di altre vite. Di altri mondi.

E ogni libro è un mondo, aggiungerei.

Dunque, quale miglior consiglio letterario di La sovrana lettrice, in occasione della Giornata Mondiale del Libro che cade giusto oggi, 23 aprile?

La sovrana lettrice – Alan Bennett (Adelphi)*

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