Per cercare la primavera in un posto come Luino bisogna mettercisi d’impegno, restia com’è, questa città, a mostrarsi con suo volto migliore nelle grandi occasioni, in qualsiasi stagione.
La gente scende per strada come se dovesse prendere le misure di quel che sta accadendo – un po’ perché “sono biciclette” e suonano meno fighe di un rally, un po’ perché sono passati troppi anni dall’ultima volta in cui una corsa è partita da qui. Per sapere quanti, basterebbe dire che quella bella anima di Michele Scarponi era ancora tra noi e che Vincenzo Nibali era campione italiano.
Il lago grigio-azzurro, continuamente cangiante dopo il diluvio del giorno prima, mi appare come lo sfondo più bello che abbia mai visto per una partenza. Ma lo so, sono di parte: questa è la città in cui sono nata e cresciuta.
Eppure mi rendo conto come, attraverso l’obiettivo della mia macchina fotografica, con le atlete che scorrono avanti e indietro tra il centro e il lungolago, impari a leggere questi luoghi che conosco a menadito con uno sguardo ancora diverso, ancora nuovo.
Gli uccelli che cinguettano senza sosta tra le piante, i boccioli bianchi e rosa che tingono i primi alberi da frutto in fiore e gli ellebori oramai verdi che spuntano al limitare del bosco mi dicono che la nuova stagione, pur nascondendosi dietro a pioggia e cieli nuvolosi, è ormai alle porte. Anche se continuiamo a rabbrividire e a infagottarci nel bavero della giacca per cercare, invano, un po’ di calore in più.
Guardando giù dal belvedere del Pasquè, a Brezzo di Bedero, noto una striscia di azzurro tra le nubi che si riflette sulla superficie del lago.
Uno squarcio colorato che, quando mi torna in mente, mi appare come un chiaro invito a guardare oltre il grigiume che ci incastra nella vita di tutti i giorni e a cogliere quello sprazzo di sereno che ci restituisce il respiro.

La corsa, questa volta, sembra come bloccata. Nessuna sembra in grado di evadere dal gruppo più di tanto, nemmeno una Anna Van Der Breggen che, tornata a competere dopo tre anni, si ricorda ancora perfettamente come si faccia a provarci. Neanche Elisa Longo Borghini che ha una voglia matta di rimettere le cose a posto dopo le Strade Bianche.
Ogni giro è un’immersione fulminea in un flusso multicolore che sposta l’aria sibilando e gemendo di freni umidi. E il traguardo di Cittiglio arriva come un’onda smossa dal battello, improvviso e violento come vuole la volata.
Elisa Balsamo ha la bocca spalancata per riprendere fiato, lì seduta sull’asfalto e ripiegata su se stessa, ma forse anche per l’incredulità di avercela fatta ancora una volta, la terza. Quando la fatica si scioglie in un sorriso, eccola lì, l’onda che guizza ancora per un po’ tra gli abbracci caldi e infine torna al suo avanti e indietro più lento e rassicurante.
C’è una canzone di Achille Lauro che si intitola 16 marzo, come la data di questa giornata. Gli ultimi versi del brano recitano:
Ti rinnamorerai a marzo,
il 16 marzo.
E ha pienamente ragione.