La cascata del Calderone a Grantola (e un affresco del Seicento)

Un sentiero che si inoltra fra gli alberi, tra qualche saliscendi poco impegnativo, termina davanti a un salto d’acqua non imponente, ma capace di lasciare per un attimo a bocca aperta chi lo raggiunge: è la cascata del Calderone, immersa tra i boschi alle spalle di Grantola.

Il nome “calderone” deriva forse proprio dal piccolo specchio d’acqua incastonato fra le rocce ricoperte di muschio in cui si getta il flusso della cascata, prima di lasciarsi andare verso valle in un torrentello impetuoso, da lì affluire nel Grantorella – che gorgoglia instancabile sotto casa nostra – e poi nel Margorabbia, nel Tresa e fino al lago Maggiore.

Per arrivarci basta un quarto d’ora (o qualche minuto in più se, come me, vi fermate lungo il percorso a scattare qualche foto e ve la prendete comoda), partendo dall’antico lavatoio del paese in piazzetta Marconi – non prima di aver ammirato l’affresco risalente al Seicento, purtroppo un po’ danneggiato dallo scorrere del tempo, che ritrae una Madonna delle Nevi.

🖌️ L’opera reca una data ben precisa e leggibile ancora oggi: quella del 17 novembre 1618.

La Vergine è rappresentata all’interno di una cornice, in trono, con il Bambino in grembo che tiene in mano il globo simbolo della sfera celeste, ed è rivestita con un mantello chiaro (in origine probabilmente azzurro) bordato d’oro analogo, si può intuire, a quello di Gesù. Alle loro spalle campeggia un tendaggio rosso, dello stesso colore dell’abito indossato dalla Madonna. Ai lati si possono ammirare due angeli musicanti, anch’essi con vesti di sfumature simili a quelle dei due protagonisti dell’affresco.

Secondo lo storico locale Federico Crimi, le caratteristiche stilistiche dell’opera, dall’impostazione ai riferimenti iconografici, la accostano a modelli rinascimentali e cinquecenteschi (le ali sgargianti degli angeli, le immagini realizzate in cornici separate tra loro) e fanno pensare che l’autore appartenesse a una bottega locale o itinerante. Diversi, infatti, i rimandi ad altre opere presenti nel Varesotto, oltre che, in minima parte, all’affresco della Madonna del Buon Consiglio conservato nell’antica parrocchiale grantolese di San Pietro.

Il mistero? Il perché, di questa opera annidata ormai da secoli nel cuore storico del paese. Eventi straordinari da ricordare, committenti esigenti o “semplice” segno spirituale per chi lasciava il paese o vi entrava dai sentieri vicini? Qui non resta che lasciare spazio all’immaginazione e riprendere il cammino…

Il sentiero verso la cascata del Calderone, curato da I Lunatici, gruppo di escursionisti del CAI di Germignaga, inizia proprio a due passi dall’affresco, alle spalle del “fontanone”, e passa subito dopo sotto a quelli che un tempo erano i binari della storica tramvia che collegava Luino alla Valganna, dismessa negli anni Cinquanta.

Semplice da seguire, ben segnalato, con qualche punto in cui prestare un pochino di attenzione in più per via della conformazione del terreno, ma adatto anche ai più piccoli, conduce in poco meno di un chilometro al salto d’acqua.

Qui, oltre a lasciarsi incantare dalla natura circostante e dal luccichio del torrente che accompagna buona parte della camminata dal fondovalle, sarà divertente – specialmente per i bambini, ma anche per gli adulti – fermarsi a scoprire degli strani cervi intagliati a mano in ciocchi di legna sparsi qua e là sul sentiero. Al loro posto, come guardiani silenti ma attenti a tutto ciò che succede in questo piccolo angolo di bosco.

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